Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin – Recensione

Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin – Recensione

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Uno dei titoli più interessanti di questa più che ricca estate videoludica è sicuramente Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, atteso al varco da tantissimi videogiocatori. Lo spin-off in salsa JRPG dell’amatissima saga targata Capcom ha dimostrato sin dai primissimi contatti avuti con la produzione di poter rappresentare un altro tassello importante della scuderia di Nintendo Switch, per quanto il titolo arriverà anche su PC attraverso Steam. Proprio dopo aver testato a lungo quest’ultima versione del gioco siamo pronti a darvi il nostro giudizio definitivo, un giudizio nel complesso più che positivo, per quanto comunque Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin non sia un prodotto perfetto, anzi.

Se siete curiosi di scoprire cosa ne pensiamo nel dettaglio non vi resta che proseguire con la lettura della nostra recensione completa.

Monster Hunter Stories 2

La minacciosa profezia 

La trama di Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin ci mette nei panni di un giovane cacciatore, appena diventato Rider, sulle cui spalle grava una pesante eredità lasciatagli dal nonno Red, uno dei Rider più celebri nel mondo di gioco. Proprio all’alba della sua avventura il giovane cacciatore si ritrova in una vicenda che ne segnerà per sempre le sorti, che ha inizio con la giovane Ena, entrata in possesso di un uovo di Rathalos, specie intorno alla quale aleggia una leggenda che la vede protagonista della fine del mondo conosciuto. Il giovane protagonista, volendo aiutare Ena a scoprire di più sull’uovo e sulla leggenda, inizia a legare fortemente col cucciolo uscito dall’uovo e da lì ha inizio una ricerca della verità riguardo al gigantesco mistero su cui neanche il grande Red è mai riuscito a far luce (o quasi). Per quanto priva di clamorosi colpi di genio la trama si mantiene lineare nella progressione e discretamente interessante per tutta la durata dell’avventura.

Per concludere la campagna principale e alcune missioni secondarie e sessioni di farming sono servite circa 50 ore di gioco, ma di questo ne parleremo più avanti. Nel compiere la sua missione il giovane Rider (il cui nome è selezionabile all’inizio dell’avventura) viaggerà parecchio, verrà affiancato da una nutrita schiera di personaggi secondari, tutti molto curati sia narrativamente sia esteticamente, che però non brillano per originalità, risultando quasi sempre stereotipati o comunque “prevedibili” nelle azioni.

monster hunter stories 2

Anche lo stesso villain di Monster Hunter Stories 2, di cui non vi spoileriamo niente, paga lo scotto di risultare prevedibile e scontato nelle sue azioni ma nel complesso il character design del gioco è sicuramente molto valido e ben si sposa con una storia che, come dicevamo poco sopra, nel suo essere poco originale o coraggiosa riesce a risultare scorrevole e interessante per tutta la sua durata, senza disdegnare nemmeno alcuni colpi di scena sicuramente interessanti. A venir meno è forse il “contorno”, ossia quello che ruota intorno alle attività secondarie: queste appaiono infatti quasi sempre prive di quell’indottrinamento tipico dei giochi di ruolo che ampliano l’immaginario del mondo di gioco, lasciando tutto il focus del caso sulla storia principale e su tutto ciò che ne consegue.

Il Gameplay: un JRPG molto particolare (ma per certi versi limitato)

A livello ludico Monster Hunter Stories 2 è un classico JRPG che però si fonde con quelle che sono le dinamiche più caratteristiche della saga. La struttura delle missioni è fondamentalmente molto simile a quanto visto nella serie originale: esaminare le tracce, scovare la creatura e affrontarla. Questo risulta probabilmente uno degli aspetti meno riusciti della produzione: da un gioco nato e pensato per essere un gioco di ruolo ci si aspettava forse una vena ruolistica più marcata, per quanto tutto complessivamente funziona.

monster hunter stories 2

Le missioni infatti risultano molto lineari, sia quelle principali sia quelle secondarie che, come detto poc’anzi, di solito sono delle semplici taglie: uccidi un certo numero di mostri, uccidi una specifica creatura o raccogli un certo numero di oggetti. Raramente abbiamo sentito il bisogno di andare a perfezionare l’equipaggiamento in base all’incarico: ci è bastato infatti sbloccare l’arma o l’armatura migliore come parametri, piuttosto che far caso a danni o resistenze specifiche, lasciando trasparire la marginalità della vena ruolistica, cosa evidente anche per quanto concerne il tipo di creature.

Non è stato quasi mai necessario elaborare una strategia ad hoc: per quanto sia fondamentale la gestione dei turni durante la battaglia, non serve elaborare strategie specifiche in quanto basta dedicarsi alla rottura di specifiche parti del corpo e alla scelta degli attacchi giusti in base al tipo di attacco usato dall’avversario per avere vittoria facile.

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Ciò spesso ha portato alla sensazione di trovarsi tra le mani un Monster Hunter per certi versi “classico” e non uno in salsa JRPG, per quanto il sistema di combattimento a turno abbia lasciato trasparire la vena da gioco di ruolo durante tutte le 50-55 ore necessarie per concludere la trama principale. Le diramazioni ludiche derivanti dalla vena ruolistica si sono avvertite anche con l’unlock del sistema di endgame (di cui parleremo nel dettaglio nelle prossime settimane), con tutti i suoi mostri speciali e di alto rango che, come nella saga principale, va ad ampliare le possibilità ludiche della produzione.

Ciò non vuol dire che Monster Hunter Stories 2 sia un titolo da bocciare o noioso, anzi, è molto divertente e assuefacente, soprattutto per i completisti e coloro che vogliono dedicarsi alla cattura e all’ampliamento della propria schiera di Monstie o semplicemente divertirsi con le numerose attività da completare, specialmente quelle che includono i combattimenti.

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A tal proposito bisogna segnalare quanto l’intelligenza artificiale, in particolare quella alleata, abbia palesato lacune a volte clamorose (ad esempio spesso il compagno di squadra suggerisce di attaccare e rompere una determinata parte del corpo di un mostro, mentre lui poi ne attacca un’altra o si cura dopo essere stato già curato da noi, e via dicendo). L’assenza del compagno, inoltre, in determinate sezioni, costringe quasi il giocatore ad avanzare nella storia per poter avere il compagno successivo che lo affianca poiché spesso la gestione dei turni leggermente caotica fa sì che risulti necessario avere un compagno vicino pur di non dover affrontare i combattimenti in singolo.

In ogni caso non possiamo nascondere che nella sua semplicità, e con tutti i suoi difetti, il gameplay di Monster Hunter Stories 2 ci ha convinti, nonostante l’evidenza delle sue criticità in alcuni frangenti.

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Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin è un prodotto, in ogni caso, molto valido. Il gioco è infatti pensato per divertire senza mai risultare frustrante. Per quanto il livello di sfida non sia mai veramente proibitivo ma comunque interessante, il gioco si preoccupa sempre di procedere con un tasso di difficoltà bilanciato e con una struttura ludica comunque molto chiara e precisa e alcune dinamiche ne sono un chiaro esempio. Basti pensare ad esempio alla meccanica che consente di saltare automaticamente gli incontri (vincendoli) contro avversari deboli o quello relativo al velocizzare le battaglie (un po’ come accade in alte produzioni) proprio per rendere il tutto più veloce e immediato. Infine, ricordiamo che Monster Hunter Stories 2 possiede anche un comparto multigiocatore online, di cui però parleremo più avanti in un articolo apposito.

Esplorazione: tra la ricerca delle uova e tanto farming

Come dicevamo anche in fase di preview, il fulcro del gioco è sicuramente quello legato all’esplorazione. Ogni volta che si prosegue nella storia si “sblocca” un nuovo segmento di mappa o un’area completamente nuova, solitamente di dimensioni molto generose e ricca di oggetti da raccogliere. Il farming infatti è una delle attività centrali della produzione, poiché gli oggetti sparsi per le varie aree non solo sono necessari per craftare item di sopravvivenza o come materiali di creazione per armi e armature, ma spesso sono anche fondamentali per completare le tantissime quest secondarie presenti nel gioco.

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E, proprio in funzione di una corretta esplorazione e per una progressione più completistica della storia, diventa importante per non dire essenziale e per certi versi centrale, la dinamica legata alla ricerca delle Uova di Monstie e la conseguente gestione di esse. Queste uova sono nascoste all’interno delle Caverne dei mostri, di cui le mappe sono praticamente piene e si dividono in diverse categorie di rarità, ognuna con conseguente ricompensa più o meno ricca. Al culmine dell’esplorazione di ogni caverna è possibile ritrovare un nido con delle uova, e una volta recuperate sarà necessario portarle in salvo al villaggio più vicino per poter procedere con la schiusa di esse. Attraverso l’apposito NPC è possibile dunque far nascere un nuovo Monstie, ma non solo. Grazie a esso è possibile anche gestire la squadra attiva e tenere sotto controllo tutte le statistiche e le abilità dei suoi componenti, le quali diventano fondamentali più proprio per l’esplorazione che nelle battaglie.

Affondando in derivazioni da metroidvania infatti, sfruttando le abilità uniche (in alcuni casi) delle creature, è possibile raggiungere aree extra o comunque segmenti di mappa altresì irraggiungibili, cosa che aumenta esponenzialmente sia l’utilità dei Monstie sia e soprattutto la voglia del giocatore più completista di ampliare la propria scuderia di creature. Attraverso un sistema di “fusione”, ereditato in qualche modo dalla serie Persona, è anche possibile far ereditare alcuni tratti da una creatura e l’altra, con la conseguente “scomparsa” di uno dei dei due. Questa dinamica però ci è apparsa meno incisiva di quanto sarebbe lecito aspettarsi, per quanto comunque ampli l’aspetto ruolistico della produzione.

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È giusto sottolineare quanto l’esplorazione delle caverne sia molto importante anche per un altro aspetto, ossia quello legato ai Tappi. Quest’ultimi sono infatti una valuta speciale da scambiare con un determinato NPC che dà accesso a oggetti ed equipaggiamenti speciali, tra cui spicca una sorta di pass espansione per il numero massimo di Monstie “reclutabili”. È bene sottolineare che i tappi sono reperibili anche in altro modo, ma l’esplorazione delle Caverne è senza dubbio il modo più veloce.

Tecnica e comparto audiovisivo

Uno degli aspetti più riusciti della produzione, almeno basandoci sulla versione PC, è sicuramente quello audiovisivo. A livello tecnico e artistico infatti Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin è un prodotto solido, accattivante e curato, per quanto non faccia mai gridare al miracolo. Lo splendido mondo di gioco, di forte ispirazione hawaiana, è ricreato in modo armonioso e accattivante, accodato da uno stile anime e da una sorta di cell shading che offrono a conti fatti un quadro complessivo di ottimo livello. Ciò si evince anche progredendo con la storia, in cui le nuove ambientazioni, diverse da quelle iniziali, sono comunque molto affascinanti, per quanto mai veramente innovative o ricercate come la regione principale.

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A risultare di ottimo livello è anche il design dei personaggi, sia quello dei protagonisti e degli antagonisti umani sia e soprattutto quello dei tanti mostri presenti. Da appassionati e giocatori dei capitoli principali dell’opera non possiamo non apprezzare il design delle varie creature, ricreate in maniera magistrale in salsa anime e in grado di donare alla produzione una marcia in più decisamente marcata. Molto belle, per quanto più “limitate” sono anche le spettacolari tecniche combinate del protagonista con i compagni di battaglia o con i vari i mostri in campo.

Queste risultano sempre pirotecniche e fortemente sceniche, e nella maggior parte dei casi ben contestualizzate con quella che è l’iconografia generale della serie.

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Tutto questo viene accompagnato da una resa tecnica molto importante. La versione PC da noi testata è risultata infatti solidissima sotto il profilo della stabilità e della fruibilità in generale, al netto di un setup “pesante” con cui abbiamo deciso di intraprendere l’avventura. Le nostre quasi 60 ore di gioco le abbiamo affrontate selezionando una risoluzione di 1440p, con una frequenza di aggiornamento fissata sui 144 Hz e con dettagli Alti, per una resa complessiva più che accattivante e soprattutto molto stabile e priva (o quasi) di svarioni di sorta, come piccoli cali di frame rate sporadici o fenomeni di pop in e pop up nel complesso mai veramente invasivi.

A stonare, in questo quadro più che valido, è la densità poligonale delle aree o comunque di alcune di esse, e soprattutto la differenza tra gli elementi “principali” e quelli di contorno, per quanto questa scelta appaia comprensibile. Chiosa finale sul comparto sonoro: sia l’OST originale sia il doppiaggio, specialmente quello giapponese, ci sono apparsi di ottimo livello, in grado di risultare ancora una volta due degli aspetti più riusciti della produzione stessa.


Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin ci ha divertito molto e siamo sicuri che sarà ancora in grado di farlo grazie a un endgame interessante e soprattutto a quella sana vena da completista che un titolo come questo riesce a esaltare. Le tante attività unite a un sistema di combattimento semplice ma efficace e alle dinamiche legate all’esplorazione e alla cattura dei Monstie confezionano un prodotto che, siamo sicuri, farà la felicità degli appassionati del brand o di che è semplicemente alla ricerca di un titolo longevo e appassionante. Gli unici a rimanere un po’ delusi potrebbero essere proprio gli appassionati di JRPG, proprio perché la vena ruolistica del gioco, soprattutto nei combattimenti e nella gestione degli equipaggiamenti, è molto marginale e sembra quasi avvicinarsi maggiormente alla serie canonica. Nel complesso siamo soddisfatti di questo Monster Hunter Stories 2: Wings of Ruin, capace di portare su schermo anche una storia sì “semplice” ma allo stesso tempo interessante e in grado di tenervi incollato allo schermo per tutta la sua durata (e anche oltre).

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