Ghostrunner – Recensione

Ghostrunner – Recensione

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Quanto ci piace il cyberpunk? No, non dico quel “Cyberpunk”, di cui ancora purtroppo non possiamo dire se e quanto ci piace (che poi in realtà, ci piace lo stesso, lo sappiamo) ma del cyberpunk in generale, quello che nasce negli anni ’80, quello di Gibson, Sterling, Dick e gli altri maestri. Loro che ci hanno fatto innamorare di ciò che noi umani neanche possiamo immaginare, talvolta neanche in prima persona, ma grazie a opere che rielaboravano le loro su pellicola, e che grazie al quale la combinazione di neon e pioggia ha assunto un significato iconografico che prima non aveva. E se Cyberpunk (sì, quel Cyberpunk) si fa attendere in maniera così crudele allora perché non passare qualche pomeriggio in compagnia di titoli che possano saziare la nostra voglia di fantascienza distopica e brutale?

Ghostrunner, lo dico subito, non si presenta nella miglior maniera e, se avete giocato la demo, forse anche voi vi siete fatti un’idea non proprio positiva riguardo al titolo. Però, al netto di uno stile drasticamente derivativo, il titolo di One More Level, 3D Realms e Slipgate Ironworks ed edito da 505 Games presenta più di una sorpresa positiva. E se la trama che ci vede costretti a insinuarci nelle viscere di una metropoli decaduta nell’ennesima, disperata, lotta per la salvaguardia del genere umano è solo un preteso per affettare nemici in ogni maniera possibile, poco male: è esattamente ciò per cui siamo stati creati.

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7.5

Author's rating

Overall rating

Design
7.0
Gameplay
8.0
Innovazione
7.0
Ottimizzazione
7.0
Storia
6.0
The good
  • Non ammette altro che la perfezione
  • Colonna sonora affascinante
  • Il gameplay
The bad
  • Sceneggiatura senza troppi guizzi
  • Level design alla lunga monotono
  • Ray tracing migliorabile

 

La danza dello spettro

Senza memoria, se non evidentemente quella muscolare, noi siamo il Ghostrunner. Ci muoviamo agilmente per la città, fra grattacieli ciclopici, metallo rovente, insegne al neon e macchinari di ogni sorta, spesso mortali. Mara, biomeccanica leader che progetta di riprogrammare la società, è il nostro obiettivo: ci ha quasi ucciso ma non ha finito il lavoro, peggio per lei. Addentrandoci nel ventre meccatronico della Torre Dharma e sfruttando la nostra mente interconnessa con la con la rete digitale che sembra tessere una realtà a sé stante, espandiamo la nostra psiche, rafforziamo il nostro corpo, pronti al prossimo colpo di spada.

Come l’acqua, siamo in costante movimento, fermarsi? Sconsigliato. Fermarci? Impossibile. Affilata come la nostra spada, la determinazione che ci guida, è la nostra arma più letale.

E determinati lo si deve essere davvero in Ghostrunner, perché, come anticipato dal sottotitolo di questo pezzo, si muore tanto e spesso e sin dai primi passi il gioco ci intrappola in un meccanismo al limite del masochismo, un solo errore ed è game over, ma questo vale anche per i nostri avversari, basta un colpo per uccidere ed essere uccisi, il privilegio del “Press R to Restart” però, è solo nostro. Pochi comandi ci vengono concessi e quelli bastano e avanzano una volta saputi padroneggiare: saltare, scivolare, scattare e lanciare il nostro rampino al plasma, tutto qui. Ma il ritmo è martellante come il beat elettronico che accompagna i nostri movimenti e serve una buona dose di riflessi e coordinazione per avere la meglio sul feroce level design che scandisce le sessioni platform e di combattimento.

 

E proprio quest’ultimo rende avvincente ogni prova alla quale veniamo sottoposti, creando uno spietato parco giochi in cui il margine d’errore è prossimo allo zero. Il gioco riesce efficacemente a portare il giocatore a seguire il suo flusso, ogni tanto forza un po’ la mano non lasciandoci la libertà che vorremmo, o che ci si aspetterebbe dalla fluidità dei controlli che ci rendono realmente padroni del campo di battaglia, soprattutto dopo qualche – o più di qualche – tentativo. E una volta imparato a muoversi secondo le regole della città, si fa presto a inserire una schivata aerea per evitare laser o altri ostacoli in successione per arrivare alla prossima sfida. Le abilità sovraumane del nostro avatar ci permettono di bloccare per qualche istante il tempo quando ci troviamo a mezz’aria e spostarci di conseguenza per aggiustare la traiettoria di un salto e calcolare al millimetro il prossimo scatto aereo.

Più diventiamo bravi, più il gioco se ne accorge e aggiunge, con una buona curva di difficoltà nonostante alcuni picchi sporadici ma non trascurabili, elementi di disturbo sempre più invasivi e frequenti. Mano a mano che il level design si complica però, con una verticalità sempre più marcata e apprezzata, alcuni elementi sparsi nei “quadri” di gioco ci vengono in soccorso, permettendoci, per citarne qualcuno, di rallentare sensibilmente il corso del tempo per un periodo limitato, o di spiccare super balzi, o ancora di lanciare shuriken carichi di elettricità in grado di attivare interruttori altrimenti irraggiungibili. Queste meccaniche vengono dosate con sapienza e ben amalgamate fra loro, creando un ritmo efficace e sempre fresco e aggiungendo ogni volta un piccolo guizzo alla formula ludica e offrendo un’esperienza “semplice” ma mai ripetitiva.

Uno dei pregi più grandi di Ghostrunner è proprio questo, riuscire a intrattenere per tutta la sua durata, mettendoci sempre di fronte a elementi e possibilità differenti, senza annacquare, appesantire o stravolgere la formula. Il difetto più grande risiede nella fisicità del protagonista, con salti e scatti sin troppo brevi che restituiscono in più di un’occasione un senso di pesantezza e la sensazione di arrivare spesso “corti” al termine di un balzo. Qualche sbavatura di fondo poi, che sporca a tratti le fase più concitate regalandoci game over aggiuntivi di cui onestamente non si sente il bisogno, abbassano di qualche punto il valore della produzione ma senza intaccare la bontà di quanto scritto precedentemente. Muoversi nel mondo di Ghostrunner non è facile ma, una volta arrivati all’obbiettivo, è sempre appagante.

Ghostrunner Recensione: il Cyberpunk si fa duro!

Eat, Kill, Sleep, Die, Repeat

Il cuore del gioco, nonché parte più riuscita dello stesso, è il combattimento. Grazie alle movenze ninja discusse nel paragrafo precedente, gli scontri presentano una sfida che mette alla prova tutte le nostre abilità, portandoci a fronteggiare un buon numero di avversari in grado di costringerci a cambiare costantemente approccio, soprattutto quando “mixati” a dovere all’interno dei livelli. Lo stile di combattimento degli stessi, che siano soldati semplici muniti di fucile, energumeni votati al corpo a corpo o mech d’assalto, è il vero fiore all’occhiello della produzione, che riesce a sfruttare appieno un sistema di attacco semplicissimo ma che, veicolato proprio dagli schemi strategici rivali, si rivela inaspettatamente profondo. Sferzare fendenti con la nostra spada richiede la pressione di un solo tasto e non ci sono combo, ma possiamo deflettere i proiettili nemici se colpiti con il giusto tempismo e, con un’abilità specifica, rimandarli al mittente.

Può sembrare “poco” ma considerato che il titolo richiede costantemente riflessi fulminei di esecuzione una mentalità votata al multitasking, dovendo tenere a bada più minacce ed essendo sempre in schiacciante inferiorità numerica, le cose si complicano parecchio. Oltre alla nostra fidata lama, nel corso del gioco ci vengono consegnate alcune abilità speciali di cruciale importanza per avere la meglio negli scontri, come la possibilità di eseguire un truculento e fulmineo scatto, tagliando di netto tutto ciò che si trova tra il punto di partenza e quello d’arrivo, oppure liberare una lama energetica dalla nostra arma, in gradi di affettare tutto ciò che incontra sul suo cammino e permettendoci di spazzare via un intero gruppo di nemici in un battito di ciglia. Ma c’è altro da scoprire e vi basti sapere che ogni abilità risulta tanto efficace quanto più saremo in grado di sfruttarla e dunque, anche in questo caso, il gioco non ci rende mai passivi ma porta sempre a un ragionamento complesso sullo schieramento avversario e il terreno di gioco.

Non si deve avere paura della morte, e in questo Ghostrunner è più samurai che ninja forse, perché solo con costanti errori – e dunque tentativi – si può apprendere la strategia vincente, da impiegare per avere la meglio su quella stanza che appare insormontabile, e che dopo qualche secondo di soddisfazione si dimentica in fretta dopo averla battuta, impegnati ad affrontare la prossima sfida con la massima concentrazione. Scudi di energia, droni armati fino ai denti, grandinate di proiettili e spade con cui incrociare la lama, c’è veramente molto da scoprire, affrontare (e infine distruggere) in Ghostrunner ed è un piacere costante che mostra nuovamente la sapienza di un team indipendente nel creare un’avventura “slice ‘n run” dal ritmo pressoché perfetto fino alle battuti finali. In coda, è necessario citare la presenza di una manciata di boss fight, non tutte perfettamente indovinate, o comunque non in tutte le loro fasi, ma comunque ben confezionate e con alcuni picchi di divertimento da non sottovalutare.

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Level Up!

Il sistema di crescita di Ghostrunner viene scandito da alcune fasi ad hoc in cui, addentrandoci nelle spire digitali della Rete, si apprendono nozioni relative ai personaggi e alla trama del titolo, ed è sempre in questi casi che ci vengono consegnate le abilità speciali relative al combattimento. Una volta completata una di queste porzioni di gioco, si ottiene un nuovo set di perk, che si suddividono in varie categorie in grado di cambiare più o meno sensibilmente le nostre capacità e il nostro stile di gioco ma per equipaggiarle non basterà premere un pulsante. Come fosse una sorta di mini game a tema puzzle infatti, il gioco presenta una schermata che strizza fortemente l’occhio a Tetris, donando a ogni perk una forma specifica dell’immortale puzzle game del 1984. Riuscire a incastrare efficacemente i vari pezzi non è affatto semplice e va da sé che le abilità più potenti siano anche quelle con le forme più ingombranti o perlomeno complesse, portando nuovamente il giocatore a sfruttare la materia grigia e creare set di abilità che non per forza si rivelano essere le più efficaci ma semplicemente quelle che meglio si incastrano fra loro. Un vero tocco di stile che aggiunge un doppio strato di profondità al titolo, davvero lodevole.

Ghostrunner perks

Obsolescenza Programmata

Il lato tecnico di Ghostrunner mostra luci e ombre, appesantendo l’opera di One More Level ma senza affossarla. L’Unreal Engine 4 fa il suo dovere ma non colpisce a dovere e pur confezionando un quadro gradevole nel complesso, si nota una certa debolezza di fondo nella mole poligonale e nella cura dei dettagli, complice anche un comparto artistico davvero troppo derivativo e generico per quanto riguarda la declinazione cyberpunk dell’opera, che non riesce ad avere il mordente che dimostra invece nel suo aspetto squisitamente ludico. Il vero difetto però risiede, come già accennato, nella fisicità dei personaggi e nel senso di “inconsistenza” che restituiscono i nemici quando vengono tagliati per esempio, che paiono sin troppo fragili, quasi eterei e rendono i nostri colpi meno “sentiti” e dunque appaganti. Ma questo senso di leggerezza si può applicare un po’ a tutto il gioco, ai colpi inferti, alle animazioni del protagonista e a un mondo di gioco che sembra quasi un fragile set cinematografico. C’è anche un riciclo degli asset abbastanza vistoso ma al tempo stesso del tutto trascurabile.

Il lato tecnico di Ghostrunner non è certo un punto di forza ma poco importa perché il suo valore affiora laddove è più importante, consegnando un’esperienza sempre fluida e ancorata ai 60 frame per secondo e questo basta a chiudere un occhio sulle imperfezioni “muscolari” di un’opera indipendente e che anzi può essere quasi del tutto dimenticata considerata la natura budget del titolo.

Ghostrunner Demo Provato – Parkour su un mare di neon | Vigamus Magazine

Arresto del sistema

Ghostrunner non è un’esperienza perfetta ma che, forse proprio grazie ai suoi difetti, riesce a mettere in risalto tutto ciò che ha di buono. Servono circa 13 ore per arrivare ai titoli di coda, c’è un piccolo replay value relativo al trovare collezionabili e skin per la nostra spada nei vari livelli di gioco, non è molto invitante ma può essere una scusa decente per concedersi un “secondo giro” nella subdola giostra della Torre Dharma. A ogni modo il monte ore necessario a finire il gioco si rivela pressoché perfetto e rimanere rapiti dal titolo di 505 Games è fin troppo semplice e probabilmente scivolerete nella sua trappola senza neanche accorgervene. È incredibile quanto l’esperienza di gioco migliori con il suo incedere e di come il rapporto di odio/amore instaurato nelle prime fasi con il titolo sia sfociato a sfavore del primo in maniera così repentina e naturale al tempo stesso. Ghostrunner è uno di quei giochi che piacciono proprio per la loro imperfezione: convince per le sue idee e la solidissima difesa delle stesse da parte del team, sebbene non sempre siano a fuoco o trasposte in termini ludici nel migliore dei modi. Lasciate perdere la demo, fate un atto di fede e acquistate Ghostrunner direttamente, se vi piacciono le sfide, se siete pronti a un loop di morte e soddisfazione, pur intaccato da qualche quarto d’ora di frustrazione, se amate gli action, il platform e se “arcade” è il vostro secondo nome, rimarrette ampiamente soddisfatti.

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